Zürcher Nachrichten - Traverso: Scienza al Ranch

EUR -
AED 4.24008
AFN 72.724514
ALL 96.508212
AMD 435.724665
ANG 2.066402
AOA 1058.549174
ARS 1611.776544
AUD 1.622763
AWG 2.07785
AZN 1.960194
BAM 1.960182
BBD 2.322973
BDT 141.516394
BGN 1.973159
BHD 0.435859
BIF 3429.606086
BMD 1.154361
BND 1.473795
BOB 7.970061
BRL 5.979824
BSD 1.153369
BTN 106.512363
BWP 15.674587
BYN 3.459434
BYR 22625.472664
BZD 2.319656
CAD 1.580741
CDF 2614.627194
CHF 0.905599
CLF 0.02653
CLP 1047.652011
CNY 7.94991
CNH 7.94404
COP 4269.692195
CRC 540.627436
CUC 1.154361
CUP 30.590563
CVE 112.146595
CZK 24.429622
DJF 205.153016
DKK 7.472137
DOP 70.358441
DZD 152.479986
EGP 60.311659
ERN 17.315413
ETB 181.6675
FJD 2.547792
FKP 0.867882
GBP 0.863953
GEL 3.139771
GGP 0.867882
GHS 12.565224
GIP 0.867882
GMD 84.83615
GNF 10135.288544
GTQ 8.834752
GYD 241.306816
HKD 9.046783
HNL 30.67094
HRK 7.536837
HTG 151.288898
HUF 388.410086
IDR 19588.349267
ILS 3.577884
IMP 0.867882
INR 106.666809
IQD 1512.212714
IRR 1516830.157279
ISK 143.59058
JEP 0.867882
JMD 181.435643
JOD 0.818461
JPY 183.486813
KES 149.548017
KGS 100.949257
KHR 4628.986439
KMF 492.91224
KPW 1038.975448
KRW 1713.590561
KWD 0.35402
KYD 0.961182
KZT 555.751774
LAK 24789.899418
LBP 103373.014559
LKR 359.166113
LRD 211.823654
LSL 19.26605
LTL 3.408527
LVL 0.698261
LYD 7.385146
MAD 10.845186
MDL 20.120682
MGA 4796.368931
MKD 61.715884
MMK 2424.334665
MNT 4126.260076
MOP 9.309756
MRU 46.295668
MUR 53.839473
MVR 17.834634
MWK 2003.970748
MXN 20.387028
MYR 4.530836
MZN 73.758321
NAD 19.266689
NGN 1566.110086
NIO 42.388525
NOK 11.057172
NPR 170.421662
NZD 1.967464
OMR 0.443817
PAB 1.153414
PEN 3.957729
PGK 4.966642
PHP 68.797607
PKR 322.384125
PLN 4.259188
PYG 7476.71599
QAR 4.205625
RON 5.092578
RSD 117.444885
RUB 95.089628
RWF 1684.21248
SAR 4.334119
SBD 9.294521
SCR 17.340571
SDG 693.770822
SEK 10.702431
SGD 1.472937
SHP 0.86607
SLE 28.396756
SLL 24206.382345
SOS 659.717532
SRD 43.432838
STD 23892.938954
STN 24.934194
SVC 10.091562
SYP 127.990792
SZL 19.266786
THB 37.228589
TJS 11.055152
TMT 4.051807
TND 3.385164
TOP 2.779423
TRY 51.000472
TTD 7.825462
TWD 36.765236
TZS 3018.653819
UAH 50.674456
UGX 4353.696015
USD 1.154361
UYU 46.884822
UZS 13973.538209
VES 516.932208
VND 30359.69036
VUV 138.04672
WST 3.179352
XAF 657.452522
XAG 0.014506
XAU 0.000231
XCD 3.119718
XCG 2.07872
XDR 0.819389
XOF 664.332234
XPF 119.331742
YER 275.373143
ZAR 19.214417
ZMK 10390.613359
ZMW 22.496979
ZWL 371.703723

Traverso: Scienza al Ranch




A prima vista è solo spettacolo: una moto che entra in curva, la ruota posteriore che “molla”, il retrotreno che scivola verso l’esterno e poi, quasi per magia, la traiettoria si ricompone. Ma dietro quella magia c’è una grammatica precisa fatta di forze, attrito, carichi, geometrie e tempi. È questo il cuore di “La Scienza del traverso, con Valentino Rossi al Ranch”: un racconto che porta lo spettatore a Tavullia, nel MotorRanch VR46, per trasformare un gesto da campioni – il traverso, o powerslide – in una lezione pratica di fisica applicata.

Il “traverso” non è una derapata “a caso”. È una perdita di aderenza cercata e gestita, in cui la ruota posteriore scivola ma continua a essere parte della guida, mentre l’avantreno resta il riferimento stabile che “tiene” la curva. È la differenza tra scivolare e controllare lo scivolamento; tra subire il fondo e usarlo come strumento. Ed è un tema che al Ranch diventa naturale, perché qui il terreno è pensato – e vissuto – per insegnare ai piloti a convivere con un’aderenza che non è mai totale.

Il Ranch come laboratorio della trazione
Il MotorRanch VR46, sulle colline di Tavullia, è da anni un punto di ritrovo per piloti di diverse categorie e discipline. Non è un semplice “ovale” di dirt track: il tracciato è strutturato come un percorso complesso, con tratti che si collegano, variazioni di pendenza, curve cieche e cambi di ritmo che obbligano a una lettura continua del terreno. La superficie non è asfaltata: è un mix di sabbia su fondo di cemento. Tradotto in termini pratici: l’attrito tra pneumatico e suolo cambia rispetto a una pista tradizionale, e cambia anche la “sensazione” con cui la moto comunica i suoi limiti.

In un ambiente così, la derapata non è un incidente: diventa un linguaggio. E quel linguaggio si apprende con moto diverse da quelle del Motomondiale. Nelle sessioni di guida e nelle gare del Ranch si usano moto da enduro/cross adattate al contesto: assetti più bassi, ruote e soluzioni mirate a lavorare su un fondo che premia la progressività e punisce la rigidità dei comandi. La moto, qui, è un attrezzo di precisione per “misurare” l’aderenza, non un’arma per inseguire il limite a ogni costo.

“Traverso” significa: creare rotazione senza perdere il controllo
Il video scompone il traverso in una sequenza di fasi che, una volta comprese, mostrano quanto sia scientifico ciò che spesso viene raccontato solo come istinto.

1) Ingresso: velocità, chiusura del gas e frenata soprattutto anteriore
L’azione comincia prima della curva. Il pilota arriva “alto” di velocità, chiude il gas e frena. La frenata, su questo tipo di fondo, è soprattutto anteriore: serve a stabilizzare e a creare un punto fermo. Non è solo una questione di rallentare: è una questione di spostare il peso.

2) Trasferimento di carico: l’avantreno diventa il perno
Quando si frena, il carico si trasferisce in avanti. È il famoso trasferimento di carico: aumenta la forza con cui l’anteriore “preme” sul terreno. Più carico sull’anteriore significa più capacità di generare forza laterale e quindi più possibilità di “guidare” la moto mentre il posteriore si libera. In questa fase, la ruota davanti smette di essere solo una ruota che rotola: diventa il perno attorno a cui la moto può ruotare.

3) Controsterzo: la moto inizia a ruotare
Arriva poi un gesto controintuitivo per chi non ha esperienza: il controsterzo. Il manubrio viene mosso in direzione opposta a quella della curva per innescare la rotazione. Su un fondo a bassa aderenza, questo gesto ha un effetto immediato: la ruota posteriore, già “leggera” perché il carico è andato avanti, trova meno grip e comincia a scivolare. È qui che la moto si mette “di traverso”.

4) Riapertura del gas: il posteriore scivola, ma in trazione
Il traverso non è completo finché il pilota non riapre il gas. È l’acceleratore – più di ogni altro comando – a determinare quanta rotazione si produce e quanta stabilità si mantiene. Aumentare il gas significa aumentare la tendenza del posteriore a scivolare e quindi ad allargare la moto; ridurre il gas aiuta a “riagganciare” e stabilizzare. In questa fase il manubrio serve soprattutto a mantenere la stabilità, non a “sterzare” come si farebbe su asfalto.

5) Postura: corpo avanti e verso l’interno
La fisica non riguarda solo la moto: riguarda anche il pilota. Nella gestione del traverso, il corpo resta avanzato per aumentare l’aderenza dell’avantreno e inclinato verso l’interno curva. È una scelta funzionale: se l’anteriore perde grip mentre il posteriore scivola, la derapata smette di essere controllata e diventa rischio.

6) Uscita: togliere carico all’anteriore, raddrizzare e accelerare
Il traverso finisce quando la curva finisce. Per uscire puliti bisogna togliere gradualmente carico all’anteriore, raddrizzare la moto e tornare ad accelerare con continuità. È un passaggio delicato: troppo presto e la moto può “scappare” larga; troppo tardi e si perde velocità in uscita.

Questa sequenza rende chiaro un punto: il traverso è una gestione fine dell’aderenza. Non si tratta di sfidare la fisica, ma di farla lavorare a proprio favore.

Perché la sabbia “aiuta” e allo stesso tempo complica
Su asfalto la soglia di aderenza è più alta e più netta: si può avere molto grip, ma quando lo si supera il margine di recupero può essere più brusco. Sul fondo del Ranch, invece, l’aderenza è più bassa e più “mobile”: il pneumatico scivola prima, e spesso in modo più progressivo, ma la superficie può cambiare da giro a giro e anche da metro a metro. È il motivo per cui il traverso qui diventa una scuola: obbliga a sentire il limite e a restare morbidi.

Ed è anche il motivo per cui il Ranch è considerato, da molti piloti, un luogo formativo unico: insegna la gestione della trazione, l’uso dell’avantreno come riferimento, la capacità di correggere senza irrigidirsi. In poche parole: insegna il controllo.

La 100 km dei Campioni: quando la tecnica diventa gara
Questo contesto tecnico non è astratto: ogni anno trova la sua espressione più “pubblica” nella 100 km dei Campioni, la gara a coppie che si corre al Ranch. L’undicesima edizione ha confermato quanto questo evento sia diventato un punto fisso di fine stagione, con un elenco partenti che unisce piloti di massima categoria e specialisti del dirt/flat track, e una formula che negli ultimi anni ha aggiunto competizioni collaterali per aumentare spettacolo e competitività.

Nell’ultima edizione disputata, la gara principale si è corsa sulla distanza di cento chilometri, con 23 coppie (46 piloti) e un formato che impone ritmo, gestione e costanza. Il risultato ha premiato la coppia formata da Francesco “Pecco” Bagnaia e Augusto Fernandez, capaci di imporsi nonostante una posizione di partenza arretrata. Alle loro spalle, in una classifica serrata fino all’ultimo, si sono piazzati Diogo Moreira con Federico Fuligni e Luca Marini con Matteo Patacca, in un finale con distacchi ridotti.

La stessa edizione è stata segnata anche da episodi che ricordano quanto il controllo, su questo fondo, sia sempre un equilibrio. Valentino Rossi, in coppia con Mattia Casadei, è stato di fatto estromesso dalla lotta di vertice a causa di un inconveniente legato a un contatto nelle fasi iniziali che ha compromesso la moto, rendendo impossibile competere ad armi pari nella gara principale.

Eppure, proprio qui si vede la doppia faccia del Ranch: da un lato la severità del fondo, dall’altro la varietà dei format che permettono a talento e sensibilità di emergere anche fuori dalla “cento chilometri”. Nello stesso weekend, infatti, la Sprint ha visto Rossi imporsi in una gara breve sulla pista lunga, mentre l’Americana – il format a eliminazione sul tracciato corto e illuminato artificialmente – ha premiato Elia Bartolini, protagonista di una prova di grande efficacia.

Questo mosaico di gare non è solo intrattenimento: è un modo per osservare la tecnica in condizioni diverse. Nel lungo, conta la regolarità e la gestione del rischio; nel breve, conta la precisione immediata; nell’eliminazione, conta la lucidità quando l’errore non è più ammesso.

La “scienza del traverso” come ponte tra sport e divulgazione
Il valore aggiunto del video è proprio questo: non si limita a mostrare la derapata, ma la traduce. L’idea è che il traverso non sia un “numero” da stuntman, ma un insieme di scelte coerenti: quando frenare, quanto caricare l’anteriore, quanto controsterzare, quanto gas dare, come posizionare il corpo, come rientrare in traiettoria.

In questa narrazione, Valentino Rossi non è soltanto l’icona che ha trasformato Tavullia in un luogo simbolico per i motori: è l’interprete ideale di un tema che parla di sensibilità. Perché il traverso, più di tante altre tecniche, chiede una qualità che non si misura solo con il cronometro: la capacità di sentire la moto prima che “parli” con una perdita di controllo.

Dal Ranch alle quattro ruote: una sensibilità che resta
C’è poi un ulteriore livello di lettura, particolarmente attuale. Rossi, dopo il ritiro dalle corse motociclistiche, ha costruito una seconda carriera nell’automobilismo e nel 2026 continuerà il suo percorso nelle competizioni GT in Europa con BMW, scegliendo un impegno più compatibile con la vita familiare rispetto ai programmi endurance più itineranti.

In apparenza, la derapata su una pista di sabbia e la guida di una GT da gara sono mondi lontani. Ma la “lezione” del traverso li avvicina: in entrambi i casi, la chiave è la trazione. Capire quando una gomma sta per perdere aderenza, modulare un comando invece di “spezzarlo”, usare il carico per creare stabilità, gestire una rotazione senza esagerarla: sono competenze trasversali, letteralmente.

E forse è qui che il titolo “La Scienza del traverso” trova la sua definizione più concreta: la scienza non è un contorno, è ciò che rende replicabile il gesto. È ciò che trasforma un colpo di genio in un’abilità allenabile. È ciò che, a Tavullia, ogni curva continua a insegnare – anche quando sembra soltanto polvere e spettacolo.