Zürcher Nachrichten - Pianura Padana, mondo sepolto

EUR -
AED 4.213082
AFN 74.567841
ALL 91.373685
AMD 416.159681
ANG 2.053901
AOA 1053.126525
ARS 1737.432524
AUD 1.610553
AWG 2.064954
AZN 1.943249
BAM 1.952986
BBD 2.308972
BDT 140.697253
BGN 1.931238
BHD 0.432139
BIF 3446.721317
BMD 1.147197
BND 1.465002
BOB 11.263691
BRL 5.902094
BSD 1.146442
BTN 109.853166
BWP 15.547015
BYN 3.467904
BYR 22485.0586
BZD 2.305674
CAD 1.607728
CDF 2651.171707
CHF 0.944481
CLF 0.027901
CLP 1101.687803
CNY 7.683523
CNH 7.680558
COP 3645.550733
CRC 512.871652
CUC 1.147197
CUP 30.400717
CVE 110.174903
CZK 24.36371
DJF 204.149495
DKK 7.475476
DOP 67.663488
DZD 153.459821
EGP 59.596075
ERN 17.207953
ETB 187.258802
FJD 2.567083
FKP 0.856568
GBP 0.857816
GEL 3.026178
GGP 0.856568
GHS 13.207085
GIP 0.856568
GMD 84.321187
GNF 10078.845771
GTQ 8.748846
GYD 239.851768
HKD 9.00039
HNL 30.775297
HRK 7.533873
HTG 149.837469
HUF 364.01358
IDR 20461.403326
ILS 3.47475
IMP 0.856568
INR 109.895727
IQD 1501.858747
IRR 1576936.813137
ISK 139.200953
JEP 0.856568
JMD 181.028806
JOD 0.813352
JPY 180.195965
KES 148.573811
KGS 100.322612
KHR 4646.200519
KMF 490.99984
KPW 1032.477545
KRW 1587.020374
KWD 0.353577
KYD 0.955402
KZT 512.551919
LAK 25689.544231
LBP 102661.657535
LKR 379.469685
LRD 198.337807
LSL 18.638333
LTL 3.387374
LVL 0.693928
LYD 7.281918
MAD 10.862123
MDL 20.148172
MGA 4969.849209
MKD 61.502583
MMK 2408.680576
MNT 4125.259246
MOP 9.263544
MRU 46.12048
MUR 54.675311
MVR 17.724355
MWK 1987.939683
MXN 19.751185
MYR 4.678158
MZN 73.317643
NAD 18.638333
NGN 1526.517227
NIO 42.184768
NOK 10.812056
NPR 175.762204
NZD 2.006413
OMR 0.441098
PAB 1.146472
PEN 3.866329
PGK 5.102872
PHP 72.107046
PKR 317.75831
PLN 4.363524
PYG 6796.323747
QAR 4.190473
RON 5.262876
RSD 117.298568
RUB 96.594031
RWF 1684.093454
SAR 4.307802
SBD 9.178162
SCR 16.001957
SDG 690.036248
SEK 11.289519
SGD 1.463995
SHP 0.857557
SLE 28.278316
SLL 24056.135395
SOS 655.15282
SRD 43.530956
STD 23744.658973
STN 24.480194
SVC 10.031709
SYP 14915.853961
SZL 18.632438
THB 38.201828
TJS 10.574792
TMT 4.026661
TND 3.372442
TOP 2.762175
TRY 55.985117
TTD 7.7825
TWD 36.470305
TZS 3031.471142
UAH 51.220321
UGX 4522.262451
USD 1.147197
UYU 46.097682
UZS 13573.781572
VES 972.232254
VND 29852.356882
VUV 135.275798
WST 3.155121
XAF 655.957
XAG 0.017336
XAU 0.000263
XCD 3.100357
XCG 2.066192
XDR 0.811128
XOF 655.957
XPF 119.331742
YER 271.369755
ZAR 18.627837
ZMK 10326.147295
ZMW 22.53318
ZWL 369.396923
SSP 6552.804532
MXV 2.238808

Pianura Padana, mondo sepolto




Tra le Alpi e gli Appennini, la Pianura Padana sembra raccontare una storia semplice: fiumi, campi, città e un orizzonte che si allunga senza ostacoli. Il sottosuolo restituisce un paesaggio diverso. Sotto le alluvioni si trovano antichi depositi marini, strutture rocciose piegate dalla compressione, faglie e acquiferi distribuiti su più livelli. La superficie piatta nasconde un bacino profondo, costruito attraverso l’interazione fra montagne in crescita, erosione, sedimentazione e abbassamento del terreno.

Questa storia riguarda anche il presente. Le caratteristiche dei sedimenti condizionano la circolazione dell’acqua e la risposta del terreno alle scosse sismiche. Le deformazioni profonde aiutano a spiegare i terremoti; la compattazione e i prelievi dal sottosuolo possono contribuire alla subsidenza. Per comprendere il territorio padano, insomma, non basta osservarne la carta stradale: occorre leggerlo anche in verticale.

Prima della pianura c’era un golfo
Circa cinque milioni di anni fa, nel Pliocene, una parte considerevole dell’area oggi occupata dalla pianura era un golfo marino compreso tra Alpi e Appennini. Dove ora si estendono centri abitati e coltivazioni, si accumulavano sedimenti in ambienti molto diversi da quelli attuali. Il mare padano comunicava con il Mediterraneo attraverso il settore adriatico, ma la posizione delle coste cambiava nel tempo. La nascita del bacino è inseparabile dalla formazione delle catene montuose che lo circondano. Mentre le rocce venivano deformate e sollevate, la dinamica della crosta e della placca adriatica favoriva l’abbassamento di settori adiacenti. Si creava così lo spazio necessario ad accogliere enormi quantità di materiale eroso dai rilievi.

Il bacino, quindi, non era una conca rigida destinata semplicemente a riempirsi. Il suo fondo continuava a muoversi mentre riceveva nuovi depositi. Questo equilibrio tra subsidenza e sedimentazione spiega come sia stato possibile accumulare successioni molto spesse senza costruire un rilievo equivalente in superficie.

Il lavoro dei fiumi e dei ghiacciai
I corsi d’acqua hanno trasferito verso il bacino i prodotti dell’erosione delle montagne. Ghiaie, sabbie, limi e argille si sono depositati in ambienti fluviali, deltizi, costieri e marini, contribuendo alla progressiva avanzata delle terre emerse. Il Po ha avuto un ruolo centrale, insieme ai fiumi provenienti dalle Alpi e dagli Appennini.
Durante il Pleistocene, le glaciazioni alpine hanno intensificato l’erosione e modificato la disponibilità di sedimenti. Anche le oscillazioni del livello marino hanno condizionato il lavoro dei fiumi e la posizione delle loro foci. Il risultato non è stato un avanzamento uniforme: erosione e deposizione si sono alternate, lasciando nel sottosuolo discontinuità, antichi canali e successioni di ambienti differenti.

Per la costruzione della pianura alluvionale emiliano-romagnola, una fase importante viene collocata a partire da circa 600.000 anni fa. Non è, però, la data di nascita dell’intera Pianura Padana. Il bacino è molto più antico e i suoi diversi settori hanno seguito evoluzioni differenti. Numerosi depositi superficiali sono invece recentissimi in termini geologici, risalendo agli ultimi millenni.

La pianura attuale è dunque l’ultima configurazione di un paesaggio che ha cambiato più volte forma, posizione delle coste e organizzazione dei fiumi.

Le montagne nascoste
L’espressione “montagne sepolte” descrive efficacemente la complessità delle strutture profonde, ma richiede una precisazione. Non bisogna immaginare una catena di cime intatte racchiusa in una gigantesca cavità. Si tratta di dorsali rocciose, pieghe e sovrascorrimenti coperti da sedimenti: strutture che possono essersi sviluppate senza mai assumere l’aspetto di montagne emerse.

Il fronte dell’Appennino settentrionale prosegue sotto la pianura. Nel settore meridionale si riconoscono sistemi arcuati, tra cui quelli emiliano e ferrarese-romagnolo, mentre lungo il margine settentrionale sono presenti strutture legate alle Alpi meridionali. La copertura alluvionale rende poco evidente in superficie questa architettura. Nei settori più profondi del bacino, le successioni terrigene plio-pleistoceniche raggiungono spessori dell’ordine di diversi chilometri, localmente fino a circa otto. Non è una profondità valida ovunque: sopra le culminazioni strutturali e presso i margini del bacino, geometrie e spessori cambiano sensibilmente.

Come si esplora ciò che non affiora
Una parte importante delle conoscenze sul sottosuolo padano deriva dalle esplorazioni per gli idrocarburi. Perforazioni e indagini geofisiche hanno fornito informazioni che vanno oltre l’obiettivo industriale originario, permettendo di ricostruire l’assetto del bacino. Nella sismica a riflessione, onde generate in modo controllato attraversano il terreno e vengono parzialmente riflesse quando incontrano superfici che separano materiali con proprietà differenti. L’interpretazione dei segnali restituiti consente di riconoscere l’andamento degli strati e delle principali strutture. I sondaggi aggiungono osservazioni dirette; campioni, microfossili e altri indicatori aiutano a stabilire natura ed età dei depositi.

Integrando queste informazioni si costruiscono modelli tridimensionali. Nella Pianura Padana centrale, il progetto GeoMol ha sviluppato ricostruzioni geologiche e termiche utili sia allo studio delle strutture sismicamente attive sia alla valutazione del potenziale geotermico. Il sottosuolo viene così descritto come un volume, anziché come una semplice successione di strati sotto un punto della carta.

L’acqua non forma un lago sotterraneo
Fra le risorse custodite sotto la pianura, l’acqua occupa un posto essenziale. Le falde, tuttavia, non costituiscono generalmente un unico lago sotterraneo. L’acqua circola negli spazi tra i granuli dei sedimenti permeabili, soprattutto sabbie e ghiaie. Livelli limosi e argillosi possono rallentarne il movimento e separare parzialmente acquiferi sovrapposti. La distribuzione dei materiali riflette la storia dei fiumi. Antichi canali riempiti di sabbia possono diventare vie preferenziali di circolazione, mentre depositi più fini producono condizioni differenti. Per questo due pozzi relativamente vicini non intercettano necessariamente la stessa situazione idrogeologica.

Conoscere queste geometrie serve a gestire i prelievi e a interpretare le variazioni dei livelli idrici. La presenza di acqua nel sottosuolo, da sola, non indica quanta se ne possa utilizzare stabilmente: occorre considerare ricarica, collegamenti con le acque superficiali, qualità e tempi di risposta del sistema. Una riserva accumulata nel terreno non equivale a una disponibilità senza limiti.

Siccità, neve e ricarica
L’evoluzione delle risorse idriche sotterranee padane tra il 2002 e il 2022, ricostruita integrando dati satellitari e osservazioni di oltre mille pozzi di monitoraggio, presenta un quadro articolato: a un calo complessivo si affiancano differenze importanti tra le aree considerate.

In alcuni territori agricoli sottoposti a irrigazione intensiva, le falde hanno mostrato maggiore stabilità grazie all’infiltrazione di una parte dell’acqua distribuita. Un elemento decisivo è la provenienza di quell’acqua: nel sistema studiato, l’irrigazione utilizza ampiamente risorse superficiali alimentate anche dalla neve alpina.
Il risultato non autorizza a considerare lo spreco una strategia. Mostra piuttosto che l’efficienza va valutata sull’intero sistema idrico: una quantità che lascia il campo coltivato può contribuire alla ricarica, mentre una riduzione degli apporti invernali può indebolire l’intera catena, dalla montagna alle falde. La gestione agricola e la geologia del sottosuolo non possono essere trattate come questioni separate.

Perché una pianura può tremare
I terremoti del 20 e del 29 maggio 2012 hanno mostrato quanto sia fuorviante associare un paesaggio piatto all’assenza di attività tettonica. Le scosse hanno interessato la pianura emiliana e territori vicini, causando gravi danni a edifici civili, industriali, rurali e monumentali.

La loro origine va ricercata nelle strutture profonde attive del bacino. La superficie non deve necessariamente presentare una scarpata o una catena montuosa perché nel sottosuolo si accumulino e si rilascino tensioni. Le faglie possono rimanere nascoste sotto la copertura sedimentaria.

Conta inoltre la risposta locale del terreno. Depositi e geometrie del bacino influenzano la propagazione delle onde: la distanza dall’epicentro, da sola, non basta a descrivere gli effetti attesi. Per il terremoto del 20 maggio 2012, quasi 14.000 questionari compilati dai cittadini hanno documentato quanto fosse estesa la percezione della scossa, consentendo di attribuire valori di intensità a oltre duemila comuni.

La prevenzione deve quindi combinare conoscenza delle sorgenti sismiche, caratteristiche del terreno e vulnerabilità degli edifici, senza dedurre la sicurezza dall’aspetto del paesaggio.

Il terreno che si abbassa
Alla deformazione tettonica si affianca la subsidenza, ossia l’abbassamento della superficie. Le cause possono essere naturali, come la compattazione dei sedimenti e l’evoluzione del bacino, oppure legate alle attività umane. In determinati contesti, il prelievo di fluidi dal sottosuolo può favorire ulteriori assestamenti.

Non esiste però una velocità unica di abbassamento per tutta la Pianura Padana. Il fenomeno varia nello spazio e nel tempo e va misurato attraverso reti di monitoraggio, osservazioni satellitari e dati locali. Affermare genericamente che l’intera pianura “sta sprofondando” cancella differenze decisive per comprenderne i rischi.

Nelle aree costiere e depresse, l’abbassamento del terreno può rendere più complessa la difesa dalle acque. Per valutarne le conseguenze occorre considerarlo insieme al livello del mare, al funzionamento del drenaggio e alle condizioni delle opere idrauliche. È un problema di gestione territoriale che richiede continuità di osservazione, non soltanto attenzione durante le emergenze.

Una storia ancora in corso
Sotto la Pianura Padana si conserva un archivio della trasformazione dell’Italia settentrionale: ambienti marini, antichi corsi d’acqua, deformazioni delle rocce e risorse idriche. È un archivio incompleto, che le indagini continuano a precisare, ma sufficientemente chiaro da smentire l’idea di un territorio geologicamente immobile.

La conseguenza pratica è che pianificazione e manutenzione non possono fermarsi alla superficie. Un nuovo edificio, un pozzo, una rete di drenaggio o un progetto energetico incontrano condizioni che dipendono da quella lunga storia. Leggerla permette di distinguere risorse e limiti, evitando di trattare come uniforme un territorio che uniforme non è.