Zürcher Nachrichten - Parisi, preoccupa l'uso militare dell'IA ma si può arrivare a dei trattati

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Parisi, preoccupa l'uso militare dell'IA ma si può arrivare a dei trattati
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Parisi, preoccupa l'uso militare dell'IA ma si può arrivare a dei trattati

Il Nobel: 'è dovere degli scienziati spiegare i rischi e fare pressioni sui governi'

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Le applicazioni militari dell'intelligenza artificiale preoccupano, ma è possibile arrivare a trattati internazionali sulle armi autonome letali, come un tempo è stato fatto le armi atomiche, e gli scienziati possono avere un ruolo importante, spiegando i possibili rischi e facendo pressioni sui governi: lo ha detto Giorgio Parisi ricevendo in Campidoglio il premio per la pace assegnato dalla Fondazione Ducci. Il premio, ha aggiunto il Nobel, "lo interpreto come un riconoscimento al ruolo che la scienza, e gli scienziati, possono e devono avere nella ricerca della pace". Di qui la scelta di dedicarlo al fisico Francesco Calogero, "che ha messo la propria competenza al servizio del disarmo, con costanza e con coraggio, per oltre mezzo secolo". L'iintelligenza artificiale, ha proseguito, "apre la strada alle armi autonome: sistemi capaci di selezionare e colpire un bersaglio senza un intervento umano diretto, i cosiddetti sistemi d'arma autonomi letali. Sarebbe un salto di qualità che potrebbe cambiare i connotati stessi della guerra. Armi di questo tipo rischiano di innescare una nuova corsa agli armamenti, di abbassare la soglia con cui si decide di entrare in guerra, e di finire nelle mani di regimi oppressivi o di gruppi terroristici". Le decisioni su come usare queste armi, ha osservato "non possono essere delegate a una macchina: la responsabilità deve restare sempre legata a esseri umani identificabili, che ne rispondano davanti alla legge e davanti alla propria coscienza". Per Parisi "le difficoltà che incontriamo oggi sui trattati nucleari non devono farci credere che un accordo internazionale contro le armi autonome letali sia impossibile. È difficile, ma è possibile, a patto di affrontare con chiarezza tutti gli aspetti del problema". Per questo, ha detto ancora, "credo che il compito di noi scienziati, oggi come allora, sia duplice: spiegare con onestà all'opinione pubblica i rischi reali, senza allarmismi e senza minimizzazioni, e chiedere ai governi di riaprire negoziati seri sul disarmo, che coinvolgano tutte le potenze nucleari". Il Nobel ha rilevato infine che "la pace non si costruisce soltanto con i trattati sugli armamenti. Si costruisce riducendo le diseguaglianze, che sono una delle radici profonde dei conflitti. Si costruisce eliminando le guerre, comprese quelle commerciali ed economiche, che impoveriscono e contrappongono i popoli. Si costruisce coltivando la solidarietà, dentro e fuori i nostri confini".

W.F.Portman--NZN