Zürcher Nachrichten - Nessun effetto sulla Terra per l'attesa tempesta magnetica

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Nessun effetto sulla Terra per l'attesa tempesta magnetica
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Nessun effetto sulla Terra per l'attesa tempesta magnetica

L'allerta era scattata il 6 giugno, l'arrivo era previsto tra 8 e 9

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Nessun effetto sulla Terra per l'attesa perturbazione del campo magnetico terrestre che avrebbe potuto verificarsi tra l'8 e il 9 giugno: il 6 giugno il Centro di previsione meteorologica spaziale dell'agenzia statunitense Noaa aveva emesso un'allerta relativa a una tempesta di classe G3, cioè forte e che avrebbe potuto causare cali di tensione alle linee elettriche, problemi di orientamento ai satelliti e alle comunicazioni radio. "L'evento si è dimostrato meno energico del previsto", ha detto all'ANSA Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all'Università di Trieste. L'evento annunciato era dovuto a un brillamento solare di media intensità (classe M) che aveva causato un'espulsione di massa coronale, ossia particelle di vario tipo che secondo le previsioni avrebbero potuto colpire il nostro pianeta circa 2 giorni dopo producendo una perturbazione del 'guscio' magnetico che protegge la Terra. Ma durante il viaggio di 150 milioni di chilometri verso la Terra la componente di plasma diretta verso di noi si è indebolita e l'impatto finale è stato quasi nullo. "Il flusso di particelle non è riuscito a trasferire energia significativa al campo magnetico terrestre che è rimasto imperturbato", ha detto Messerotti sottolineando anche come la meteorologia spaziale, non differentemente da quella 'tradizionale' abbia delle incertezze legate soprattutto alle distanze temporali tra un evento iniziale e i suoi effetti finali. "Si tratta di sistemi complessi - ha detto Messerotti - il che vuol dire che anche piccole variazioni delle condizioni iniziali possono portare a evoluzioni finali molto differenti". A questo di aggiunge poi la difficoltà di ottenere una visione tridimensionale delle bolle di plasma solare e la scarsità di alcune tipologie di dati che lasciano margini di incertezze a volte piuttosto ampi. "Se sulla Terra disponiamo di una rete fitta di satelliti che rende le previsioni a tre giorni molto affidabili, nello spazio mancano osservazioni così puntuali e continuative. Inoltre, risulta ancora difficile raccordare tra loro i diversi modelli che descrivono le varie fasi dell'evento: dal brillamento iniziale all'accelerazione del plasma, fino alla sua interazione finale con la magnetosfera terrestre", ha aggiunto l'esperto di meteorologia spaziale.

Ch.Siegenthaler--NZN