In sala Agnus Dei, la cura e la fede con sguardo laico
Girato nel monastero di Santa Cecilia a Roma e premiato tra i migliori docu dell'anno
Il legame delicato tra le monache del Monastero di Santa Cecilia a Roma e due agnelli appena nati, affidati alle loro cure grazie ad una tradizione cattolica millenaria è il filo rosso di Agnus Dei di Massimiliano Camaiti che arriva nelle sale italiane dal 20 aprile, distribuito da Kinèa Distribuzioni, dopo il debutto all'82. Mostra di Venezia e un percorso nei principali festival internazionali. Presentato nella sezione Biennale College Cinema, Agnus Dei ha ottenuto il Premio Michel Mitrani come migliore opera prima al Fipadoc di Biarritz ed è stato premiato come miglior documentario dell'anno dall'Associazione Documentaristi Italiani. Nel silenzio raccolto del Monastero nei gesti quotidiani dell'accudimento si dischiude una forma di maternità inattesa, fatta di presenza, dedizione e ascolto, che attraversa e ridefinisce il senso stesso della vocazione. Ad incrinare il lento scandirsi del rito antico del pallium è la malattia improvvisa del Papa, che introduce una fragile tensione tra l'eterno e il contingente. Attraverso un linguaggio cinematografico essenziale, attento al silenzio e al tempo, Massimiliano Camaiti firma un'opera contemplativa che interroga i temi della cura, della fede, della solitudine e della ricerca di senso: "L'approccio al documentario è totalmente laico. Ho cercato di lasciare uno spazio fra la macchina da presa e gli eventi filmati, non parlo di spazio fisico ovviamente, per permettere allo spettatore di creare il proprio personale punto di vista. Osservo quello che succede, senza suggerire nulla." Prodotto da Olivia Musini e Giovanna Nicolai per Cinemaundici, in collaborazione con Rai Cinema, Agnus Dei è distribuito da Kinèa Distribuzioni, realtà indipendente attiva nella promozione del cinema documentario. "Il cinema del reale è una scelta di campo", dichiara Dario Cangemi, fondatore di Kinèa. "Significa investire in un linguaggio capace di raccontare la complessità del presente. Con Agnus Dei inauguriamo il nostro percorso in sala con un'opera che incarna pienamente questa visione: restituire spazio, dignità e centralità a un cinema che nasce dal reale e dialoga con la comunità".
D.Graf--NZN