Zürcher Nachrichten - Vaccini: perché obbligatori?

EUR -
AED 4.216278
AFN 74.623811
ALL 91.442952
AMD 416.475156
ANG 2.055458
AOA 1053.925182
ARS 1738.743873
AUD 1.609898
AWG 2.06652
AZN 1.946335
BAM 1.954466
BBD 2.310722
BDT 140.80391
BGN 1.932702
BHD 0.432467
BIF 3449.334149
BMD 1.148067
BND 1.466113
BOB 11.272229
BRL 5.90646
BSD 1.147312
BTN 109.936442
BWP 15.558801
BYN 3.470533
BYR 22502.103696
BZD 2.307422
CAD 1.608837
CDF 2653.18139
CHF 0.945197
CLF 0.027893
CLP 1101.386296
CNY 7.689347
CNH 7.685634
COP 3657.79732
CRC 513.260441
CUC 1.148067
CUP 30.423763
CVE 110.258423
CZK 24.347276
DJF 204.304254
DKK 7.475698
DOP 67.714781
DZD 153.511694
EGP 59.66318
ERN 17.220998
ETB 187.400756
FJD 2.569031
FKP 0.857217
GBP 0.857738
GEL 2.983186
GGP 0.857217
GHS 13.217096
GIP 0.857217
GMD 84.37248
GNF 10086.486173
GTQ 8.755478
GYD 240.033591
HKD 9.00684
HNL 30.798626
HRK 7.534304
HTG 149.951055
HUF 362.516955
IDR 20473.470163
ILS 3.461647
IMP 0.857217
INR 110.000959
IQD 1502.997251
IRR 1578132.231515
ISK 139.214696
JEP 0.857217
JMD 181.166037
JOD 0.813962
JPY 180.480669
KES 148.617525
KGS 100.39815
KHR 4649.722633
KMF 491.372865
KPW 1033.260229
KRW 1574.99797
KWD 0.354029
KYD 0.956126
KZT 512.940466
LAK 25709.018529
LBP 102739.481561
LKR 379.757347
LRD 198.48816
LSL 18.652462
LTL 3.389942
LVL 0.694454
LYD 7.287438
MAD 10.870357
MDL 20.163446
MGA 4973.616668
MKD 61.549206
MMK 2410.506508
MNT 4128.386453
MOP 9.270566
MRU 46.155443
MUR 54.71732
MVR 17.73755
MWK 1989.446667
MXN 19.745516
MYR 4.679633
MZN 73.373179
NAD 18.652462
NGN 1527.444937
NIO 42.216746
NOK 10.80012
NPR 175.895443
NZD 2.003939
OMR 0.441434
PAB 1.147342
PEN 3.869259
PGK 5.10674
PHP 72.075039
PKR 317.999191
PLN 4.352412
PYG 6801.47579
QAR 4.19365
RON 5.265088
RSD 117.402418
RUB 96.778228
RWF 1685.370103
SAR 4.311068
SBD 9.18512
SCR 15.914644
SDG 690.563131
SEK 11.276888
SGD 1.464209
SHP 0.858207
SLE 28.29981
SLL 24074.371467
SOS 655.649467
SRD 43.563961
STD 23762.658925
STN 24.498752
SVC 10.039314
SYP 14927.161121
SZL 18.646563
THB 38.193914
TJS 10.582809
TMT 4.029713
TND 3.374999
TOP 2.764268
TRY 56.024457
TTD 7.7884
TWD 36.434691
TZS 3033.769207
UAH 51.259149
UGX 4525.690612
USD 1.148067
UYU 46.132627
UZS 13584.071356
VES 972.969262
VND 29875.560889
VUV 135.378345
WST 3.157513
XAF 655.957
XAG 0.017331
XAU 0.000264
XCD 3.102707
XCG 2.067759
XDR 0.811743
XOF 655.957
XPF 119.331742
YER 271.575519
ZAR 18.667183
ZMK 10333.973726
ZMW 22.550262
ZWL 369.676949
SSP 6557.771972
MXV 2.238165

Vaccini: perché obbligatori?




L’obbligo vaccinale non rende un farmaco efficace per decreto. Stabilisce, invece, quando una misura di prevenzione debba diventare anche un dovere, per tutelare chi la riceve e, dove possibile, ridurre i rischi per gli altri. Capire questa distinzione è il primo passo per discutere di vaccini senza confondere scienza, diritto e scelte politiche.

Perché imporre una vaccinazione, anziché limitarsi a consigliarla? La domanda riguarda il rapporto tra libertà personale, responsabilità dei genitori e tutela della salute. Non trova una risposta seria né nell’idea che ogni intervento medico sia privo di rischi, né nella convinzione opposta che una decisione individuale non possa mai avere conseguenze collettive.

In Italia la discussione deve partire da una precisazione: non tutti i vaccini sono obbligatori e non esiste un obbligo indistinto valido per qualsiasi persona, a qualsiasi età. La normativa individua specifiche vaccinazioni, fasce anagrafiche, condizioni di esenzione e conseguenze dell’inadempienza. La valutazione sanitaria, invece, riguarda l’efficacia dei singoli prodotti, la loro sicurezza e il rischio delle malattie che prevengono. Sono piani collegati, ma non sovrapponibili.

Il morbillo dimostra che il problema non è scomparso
I dati più recenti riportano la discussione alla realtà. Tra il primo agosto 2025 e il 31 luglio 2026 sono stati segnalati 2.339 casi di morbillo nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo. L’Italia ne ha registrati 640, il numero assoluto più elevato tra i Paesi considerati. Si tratta di un periodo di dodici mesi, non del solo anno solare 2026, e di notifiche suscettibili di aggiornamenti.

Nel medesimo periodo non sono stati segnalati decessi attribuibili al morbillo. È un dato importante, che non equivale però alla scomparsa della malattia o all’assenza del rischio di complicanze. Tra i casi per i quali erano disponibili sia l’età sia lo stato vaccinale, il 73,1 per cento riguardava persone non vaccinate.

Queste percentuali, da sole, non consentono di calcolare l’efficacia di un vaccino: occorre conoscere anche quante persone vaccinate e non vaccinate compongano la popolazione esposta. Mostrano tuttavia perché le lacune nella protezione continuino a essere un problema concreto.

Per il morbillo l’obiettivo è mantenere una copertura di almeno il 95 per cento con due dosi, anche a livello locale. Una buona media nazionale può infatti nascondere territori o comunità nei quali si concentrano persone suscettibili. Il virus non incontra una percentuale statistica: incontra individui, famiglie, classi scolastiche e reti di contatto.

Dal vaiolo alla prevenzione moderna
La storia della vaccinazione aiuta a comprendere un paradosso: quando una misura preventiva funziona, il pericolo contro cui è stata introdotta diventa meno visibile. Nel 1796 Edward Jenner compì un passaggio fondamentale nello sviluppo della vaccinazione contro il vaiolo, utilizzando materiale proveniente dal vaiolo bovino per ottenere protezione contro quello umano. Da quella esperienza, molto distante dagli standard etici e scientifici attuali, prese forma un percorso che avrebbe cambiato la medicina.
Nel 1980 il vaiolo fu dichiarato ufficialmente eradicato. Il risultato arrivò attraverso vaccinazioni, sorveglianza epidemiologica, individuazione dei casi e contenimento dei focolai. Non fu la semplice conseguenza del trascorrere del tempo.

Quella vicenda dimostra anche che le politiche vaccinali possono cambiare quando cambia il rischio. L’obiettivo della prevenzione non è conservare indefinitamente lo stesso calendario, ma adeguare gli interventi alle condizioni epidemiologiche. Una malattia eradicata nel mondo, però, è cosa diversa da una malattia diventata rara in un singolo Paese.

Che cosa fa davvero un vaccino
Un vaccino prepara il sistema immunitario a riconoscere un agente infettivo, o una sua componente, prima che l’incontro con il patogeno provochi una malattia potenzialmente grave. A seconda della tecnologia utilizzata, può contenere microrganismi attenuati o inattivati, componenti selezionate oppure istruzioni che permettono all’organismo di produrre un antigene.

La risposta comprende la produzione di anticorpi e l’attivazione di meccanismi di memoria immunitaria. Quando si verifica una successiva esposizione, l’organismo può reagire più rapidamente. Non significa che ogni vaccinato sia protetto in modo assoluto e permanente. L’efficacia, la durata della protezione e la necessità di richiami dipendono dal vaccino, dalla malattia e dalle caratteristiche della persona. Anche la capacità di prevenire l’infezione, ridurre la trasmissione o evitare soprattutto le forme gravi può essere diversa.

La valutazione corretta non contrappone un vaccino imperfetto a un mondo senza rischi. Confronta i benefici e i rischi della vaccinazione con quelli dell’infezione che si vuole prevenire.

Quali vaccinazioni sono obbligatorie in Italia
Il quadro introdotto dal decreto legge 73 del 2017, convertito nella legge 119 dello stesso anno, prevede dieci vaccinazioni obbligatorie e gratuite per i minori da zero a sedici anni, secondo le indicazioni del calendario relative alle diverse coorti di nascita. Le malattie interessate sono poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, infezioni da Haemophilus influenzae di tipo b, morbillo, rosolia, parotite e varicella. Per quest’ultima, l’obbligo riguarda i nati dal 2017.

Dieci vaccinazioni non significano necessariamente dieci iniezioni distinte: i preparati combinati consentono di proteggere contro più malattie con una stessa somministrazione, mentre il completamento della protezione può richiedere più dosi. Esistono inoltre vaccinazioni offerte attivamente e gratuitamente senza rientrare in questo elenco di obblighi, come quelle contro meningococco B e C, pneumococco e rotavirus, secondo le indicazioni previste.

La distinzione è giuridica, non una graduatoria automatica di importanza sanitaria. Un vaccino raccomandato non è per questo superfluo: la sua utilità va valutata rispetto alla malattia, all’età e alle condizioni della persona.

Proteggere gli altri, senza semplificare la biologia
Quando una vaccinazione riduce la possibilità di contrarre e trasmettere un’infezione, una copertura elevata può contribuire a proteggere anche chi non è immunizzato. È il principio della protezione di comunità, particolarmente importante per i bambini ancora troppo piccoli per ricevere determinate dosi e per alcune persone con controindicazioni mediche.

Questo beneficio non funziona però allo stesso modo per tutte le malattie. Il tetano, per esempio, non si trasmette da una persona all’altra. L’infezione può svilupparsi quando le spore del batterio presenti nell’ambiente contaminano una ferita. La vaccinazione degli altri non sostituisce quindi la propria protezione antitetanica. La ragione degli obblighi non può essere ridotta a una sola formula. Comprende la tutela diretta del minore e, per le infezioni nelle quali è possibile, il contenimento della circolazione del patogeno.
Riconoscere queste differenze rafforza la spiegazione scientifica. Presentare tutti i vaccini come identici, o attribuire loro gli stessi effetti sulla trasmissione, rende invece il confronto meno preciso e più vulnerabile alla sfiducia.

Scuola, sanzioni ed esenzioni
Le conseguenze dell’inadempienza cambiano secondo il servizio educativo frequentato. Per gli asili nido e le scuole dell’infanzia, il rispetto degli obblighi vaccinali costituisce in generale un requisito di ammissione, fatti salvi i casi previsti dalla legge. Dalla scuola primaria in avanti, la mancata vaccinazione non impedisce invece la frequenza né la partecipazione agli esami. L’azienda sanitaria locale può avviare un percorso informativo e di recupero. La normativa contempla sanzioni amministrative da 100 a 500 euro, con la possibilità di evitarle regolarizzando la situazione nei termini e secondo le modalità previste.

L’obbligo non cancella la valutazione clinica. Una vaccinazione può essere omessa o differita quando specifiche condizioni documentate comportano un accertato pericolo per la salute. Anche l’immunizzazione conseguente a una malattia naturale, quando adeguatamente comprovata, può esonerare dalla relativa vaccinazione.

Un’esenzione riguarda una situazione medica precisa: non è una deroga generica all’intero calendario. La valutazione compete ai professionisti sanitari e deve distinguere le controindicazioni effettive dai timori non sostenuti da elementi clinici.

Sicurezza significa controllare anche ciò che è raro
Nessun intervento medico può essere descritto seriamente come privo di qualsiasi rischio. Dopo una vaccinazione possono comparire dolore nella sede dell’iniezione, febbre o altri disturbi generalmente transitori. Sono possibili anche reazioni gravi, ma rare, la cui frequenza e natura variano secondo il prodotto e le caratteristiche della persona. La sicurezza viene valutata prima dell’autorizzazione e continua a essere sorvegliata durante l’impiego nella popolazione. Il controllo successivo è indispensabile: alcuni eventi molto rari possono essere individuati soltanto quando il numero delle somministrazioni diventa elevato.

La farmacovigilanza richiede però una distinzione essenziale. Un evento avverso è un problema di salute comparso dopo la somministrazione; una relazione temporale non dimostra, da sola, che il vaccino lo abbia provocato.
Per valutare un possibile nesso causale occorre esaminare tempi di comparsa, plausibilità biologica, altre spiegazioni, dati clinici e frequenza dello stesso evento nella popolazione. Le segnalazioni sono dunque materiale da analizzare, non un conteggio già verificato dei danni causati dai vaccini.

Confondere queste categorie produce allarme ingiustificato. Liquidare ogni segnalazione senza esaminarla sarebbe altrettanto sbagliato. La funzione della sorveglianza è proprio individuare i segnali credibili e approfondirli.

Vaccini e autismo: una distinzione necessaria
Tra le affermazioni che hanno maggiormente condizionato il dibattito figura quella di un rapporto causale tra vaccinazioni e autismo. Le evidenze scientifiche di qualità non sostengono questa relazione. Anche il riesame internazionale completato nel dicembre 2025 ha confermato tale conclusione, considerando i vaccini in generale e le questioni relative a tiomersale e adiuvanti contenenti alluminio.

Il fatto che i primi segni di una condizione diventino riconoscibili in un periodo vicino a una vaccinazione non dimostra che questa ne sia la causa. La coincidenza temporale può suggerire una domanda da verificare, ma non costituisce già la risposta.

Questo punto non elimina il dovere di studiare la sicurezza dei prodotti. Impedisce, piuttosto, di presentare come dubbio scientifico irrisolto una relazione che le ricerche più solide non confermano. La trasparenza consiste anche nel distinguere i rischi documentati dalle ipotesi prive di un sostegno convincente.

Il limite costituzionale all’obbligo
La giustificazione sanitaria non esaurisce la questione giuridica. L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Prevede inoltre che un trattamento sanitario possa essere imposto soltanto dalla legge, nel rispetto della persona umana.

Nella sentenza 5 del 2018, la Corte costituzionale ha esaminato l’estensione degli obblighi vaccinali introdotta nel 2017 e ha respinto le principali contestazioni, considerando anche il calo delle coperture e il contesto epidemiologico. Il ragionamento non attribuisce allo Stato un potere senza limiti. La scelta deve mantenere un fondamento scientifico e un rapporto ragionevole tra benefici attesi, rischi e sacrifici richiesti. La stessa disciplina prevede la possibilità di rivedere l’obbligatorietà per morbillo, rosolia, parotite e varicella attraverso una procedura basata sui dati. Non si tratta di una scadenza automatica dell’obbligo.

L’ordinamento contempla inoltre forme di indennizzo per determinati danni irreversibili da vaccinazione, alle condizioni previste. La solidarietà non può essere invocata soltanto per chiedere una condotta al cittadino: deve operare anche quando si verifica un danno riconosciuto.

Una legge non sostituisce un servizio che funziona
La domanda decisiva, allora, non è soltanto se mantenere un obbligo, ma come rendere la prevenzione effettivamente accessibile e comprensibile. Un sistema coerente dovrebbe affiancare alle regole appuntamenti disponibili, informazioni chiare, registrazioni affidabili e occasioni di confronto con i professionisti. Dovrebbe inoltre distinguere il rifiuto consapevole dalle difficoltà organizzative, dai problemi di accesso e dalla mancata comprensione del calendario.

Sul piano dell’analisi pubblica è altrettanto necessario separare due discussioni. Si può valutare criticamente l’efficacia di una sanzione o il modo in cui viene applicata una norma senza negare l’efficacia dei vaccini. E si può riconoscere il valore della vaccinazione senza considerare automaticamente adeguata qualsiasi misura coercitiva.

L’obbligo è uno strumento di politica sanitaria, non il fondamento della verità scientifica. La sua legittimità dipende dalla capacità di proteggere la salute con misure motivate, proporzionate e verificabili. La fiducia, invece, richiede qualcosa che nessuna sanzione può produrre da sola: spiegazioni accurate, ascolto e istituzioni disposte a rendere conto delle proprie decisioni.